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STATISTICHe

DECRETO INGIUNTIVO PROVVISORIAMENTE ESECUTIVO-SOSPENSIONE DELLA ESECUZIONE PROVVISORIA A SEGUITO DI OPPOSIZIONE-SOSPENSIONE DEL PROCESSO ESECUTIVO-SENTENZA DI ACCOGLIMENTO DELL'OPPOSIZIONE PDF Stampa E-mail

A cura dell' Avv. Frida Del Din

articoli giuridiciMi si presenta il caso in cui il creditore, ottenuto decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo ex art. 642 c.p.c., notifica il decreto ingiuntivo con pedissequo atto di precetto e, ottenuta l'esenzione del termine ex art. 482 c.p.c., procede a pignoramento presso la Banca del mio cliente.Nelle more del processo esecutivo, procedo a notificare atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo con richiesta di sospensione immediata dell'esecuzione provvisoria, che ottengo prima che la somma pignorata venga assegnata al creditore. Il Giudice dell'esecuzione, quindi, in ossequio al principio esposto nell'art. 623 c.p.c, vista l'intervenuta sospensione disposta dal giudice avanti al quale il titolo è stato impugnato, sospende l'esecuzione.In seguito l'opposizione viene integralmente accolta, con conseguente revoca del decreto ingiuntivo opposto.Notificata la sentenza di primo grado, il creditore soccombente appella la sentenza. A questo punto mi chiedo se sia possibile chiedere l'estinzione del processo esecutivo, perchè venuto meno il titolo esecutivo sul quale si fonda, oppure se sia necessario attendere lo spirare dei termini indicati dall'art. 627 c.p.c. (sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza di primo grado o dalla comunicazione della sentenza di appello che rigetta l'opposizione).

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La legge prevede e disciplina il meccanismo per la riassunzione del processo esecutivo a seguito di sospensione, ma non dice nulla del caso in cui il titolo esecutivo sia stato revocato.

Nonostante sia stata appellata la sentenza di primo grado, questa rimane provvisoriamente esecutiva, ai sensi dell'art. 282 c.p.c. (salvo ovviamente che la Corte d'Appello non decida di sospenderla, anche se forse l'effetto sospensivo si estenderebbe solo ai capi della sentenza con carattere di condanna e non su quello di revoca il decreto ingiuntivo; altrimenti dovrebbe ritenersi una reviviscenza del decreto ingiuntivo revocato, cosa che mi pare alquanto improbabile).Posto che i provvedimenti provvisoriamente adottati dal giudice durante il giudizio sono assorbiti dalla sentenza che definisce la controversia, allo stato il decreto ingiuntivo risulta revocato e, quindi, non più esistente come titolo esecutivo (dunque non è più un titolo al quale è stata sospesa la provvisoria esecutività, ma è un titolo che è divenuto giuridicamente inesistente).A rigore, quindi, il processo esecutivo dovrebbe essere estinto, perchè caduto il presupposto (il titolo esecutivo) sul quale si fondava.In effetti nella sentenza della Suprema Corte 3/09/2007 n. 18539, è stato affrontato il problema dalla prospettiva opposta, ovvero per il caso in cui il decreto ingiuntivo venga confermato nella sentenza di primo grado.La Corte, in questo caso, parte dal presupposto che la norma contenuta nell'art. 623 c.p.c. operi una chiara distinzione tra le ipotesi in cui l'esecuzione venga sospesa per espressa disposizione di legge o per provvedimento del giudice davanti al quale il titolo viene impugnato il titolo esecutivo, ove il Giudice dell'esecuzione non ha potere discrezionale alcuno, e l'ipotesi in cui sia il giudice dell'esecuzione che, nell'esercizio del proprio potere discrezionale, emetta il provvedimento di sospensione.L'avvenuta sospensione della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto rientra proprio nella seconda ipotesi di cui sopra (Cass. Civ. 16/01/2006, n. 709); perciò in tal caso si verifica "... una interferenza tra processo di cognizione e diritto di procedere all'esecuzione forzata ..." (18539/07).Secondo l'impostazione della Corte, "...nel caso in cui l'opposizione venga rigettata, il decreto ingiuntivo riprende la sua efficacia e cessano gli effetti della sospensione disposta dal giudice della cognizione e, conseguentemente, la sospensione disposta dal giudice dell'esecuzione. Questa sospensione, infatti, può durare solo fino alla sentenza di primo grado di rigetto dell'opposizione, che appunto restituisce al decreto ingiuntivo la forza di titolo esecutivo sulla base del quale era stata promossa l'esecuzione forzata e non è necessario attendere il passaggio in giudicato della decisione di rigetto della opposizione al decreto ingiuntivo".La giurisprudenza della Suprema Corte ha già più volte applicato il suddetto principio dichiarando che la riassunzione del processo esecutivo comincia a decorrere quando sono cessati gli effetti della sospensione disposta dal giudice del procedimento di cognizione.

Di conseguenza l'unico momento da attendere è la decisione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, senza che sia necessario il passaggio in giudicato della sentenza (Cass. ord. 15/10/2004, n. 20320).Perciò, ragionando al contrario, dovrebbe concludersi che anche in caso di accoglimento dell'opposizione a decreto ingiuntivo, con conseguente revoca del decreto ingiuntivo opposto, sia sufficiente la decisione del giudice di cognizione, ancorchè non passata in giudicato, al fine di sentir dichiarare estinto il procedimento di esecuzione forzata proprio per il venir meno del titolo esecutivo per effetto della sua revoca.La sospensione dell'esecuzione di cui ci stiamo occupando è quella prevista dall'art. 649 c.p.c. Il provvedimento di sospensione è stato "travolto" dalla sentenza che ha definito la vertenza, che ha revocato il decreto ingiuntivo (quindi non solo negando definitivamente il suo carattere esecutivo ma eliminandolo radicalmente dalla realtà giuridica). L'esistenza del titolo esecutivo è presupposto necessario affinché il processo esecutivo possa non solo iniziare, ma anche proseguire. Ciò si desume anche dal fatto che il processo esecutivo non è caratterizzato da quella continuità specifica del processo di cognizione, motivo per cui si parla più propriamente di singoli atti esecutivi piuttosto che di un unitario processo di esecuzione. Quindi il venir meno del titolo esecutivo durante il processo esecutivo non può che comportare la caducazione di tutti gli atti già compiuti, oltre che l'impossibilità di compierne di ulteriori, poiché viene meno il necessario perno su cui si fonda ogni atto esecutivo, ai sensi e per gli effetti dell'art. 474 c.p.c. Infatti «La sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo produce l'illegittimità dell'esecuzione forzata con effetto ex tunc. La sopravvenuta carenza del titolo esecutivo può essere rilevata d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio...» (Cass. Civ. 9/07/2001, n. 9293; Cass Civ. 9/01/2002, n. 210; Cass Civ. 28/03/2000, n. 3728; Cass. Civ. 28/06/1995, n. 7285). Tanto è vero che la sentenza di primo grado ha natura di accertamento negativo che si sostituisce completamente al decreto ingiuntivo, che viene eliminato dalla realtà giuridica; pertanto gli atti compiuti sulla base del decreto ingiuntivo revocato restano caducati, a prescindere dal passaggio in giudicato o meno della sentenza di accoglimento dell'opposizione (Cass. Civ. 21/06/2006, n. 14313; Cass. Civ. 6/10/2005, n. 19491; Cass. Civ. 20/05/2004, n. 9626; Montesano-Arieta, «Trattato di diritto processuale civile», Padova, Cedam, 2007, Vol III, tomo II, pagg. 222-223; Castoro, «Il processo di esecuzione nel suo aspetto pratico», Milano Giuffrè, 1994, pagg. 12-13). Perciò è possibile ricorrere al Giudice dell'esecuzione, mediante il deposito di un'istanza di declaratoria di estinzione del procedimento, per intervenuta revoca del titolo sul quale il processo esecutivo si fondava, con conseguente caducazione di tutti gli atti sino a quel momento compiuti, a prescindere dal fatto che la sentenza sia o meno passata in giudicato.

 

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