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Le capacità genitoriali e la loro valutazione nel contesto giuridico: una rassegna teorico-metodologica E-mail
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A cura della Dott.ssa Paola Popolla, della Dott.ssa Maria Fabiana Briganti e della Dott.ssa Rossella Greco

DirittoLe famiglie influenzano i bambini nel loro percorso evolutivo e a loro volta i bambini influenzano le famiglie; quando un bambino o un adolescente presenta un disagio, questa influenza bidirezionale si amplifica. In particolare i genitori, con le loro cure, svolgono un ruolo centrale nella costruzione del benessere emotivo e affettivo dei figli; carenze o inadeguatezze nelle cure parentali e nell’educazione possono avere un impatto duraturo sul bambino provocando delle interferenze a livello fisico e mentale.

Spesso nel contesto giuridico lo psicologo è chiamato, come esperto, ad analizzare le relazioni familiari, soprattutto in situazioni di separazione e affidamento dei figli: «La cosiddetta “valutazione della genitorialità” è una complessa attività di diagnosi, che deve tener conto di diversi parametri, maturata in un’area di ricerca multidisciplinare che valorizza i contributi della psicologia clinica e dello sviluppo, della neuropsichiatria infantile, della psicologia della famiglia, della psicologia sociale e giuridica e della psichiatria forense».

 

Definire dei criteri oggettivi per la valutazione delle capacità genitoriali è un lavoro complesso, dato il coinvolgimento di aspetti individuali (riguardanti singolarmente i due focus di interesse: i genitori e i figli) e relazionali (l’interscambio e l’influenza reciproca tra i due). Alcuni Autori mettono in relazione l’idoneità genitoriale con le abilità di “parenting”, cioè una serie di competenze che si articolano su quattro livelli:

a. Nurturant caregiving che riguarda la comprensione e l’ accoglimento delle esigenze di base (alimentari e fisiche);

b. Material caregiving che comprende la modalità con cui i genitori organizzano e strutturano il mondo fisico del bambino;

c. Social caregiving che include tutti i comportamenti che i genitori attuano per favorire nel bambino contatti emotivo negli scambi interpersonali;

d. Didactic caregiving riferito alle modalità che i genitori mettono in atto per stimolare il figlio a capire il proprio ambiente.

Visentini individua otto funzioni genitoriali: 1) la funzione protettiva; 2) la funzione affettiva; 3) la funzione regolativa genitoriale; 4) la funzione normativa; 5) la funzione predittiva; 6) la funzione significante; 7) la funzione rappresentativa e comunicativa; 8) la funzione triadica.

Appare evidente, quindi, come l’idoneità genitoriale sia un costrutto complesso, che coinvolge oltre alle caratteristiche personali del genitore e le sue competenze relazionali e sociali, anche le sue capacità di rispondere ai bisogni del figlio in modo da garantire il suo sviluppo psichico, fisico, affettivo e sociale.

Con riferimento alle situazioni di affidamento, Camerini stabilisce quattro criteri prioritari riferiti alla genitorialità “sana”: 1) la capacità di favorire “l’accesso” all’altro genitore, collaborando e cooperando insieme; 2) la competenza genitoriale dei due coniugi nei termini della qualità della relazione di attaccamento in base al concetto di “genitore psicologico” 3) l’attenzione ai bisogni dei figli; 4) un’adeguata “funzione riflessiva”.

Di Blasio ha individuato un modello definito process-oriented che focalizza l’attenzione su criteri di valutazione della genitorialità indicanti situazioni di rischio per il bambino, e che mette in luce l’importanza dell’interazione tra fattori individuali, familiari e sociali che possono influire sul funzionamento genitoriale.

Avendo come punto fermo la tutela del minore, l’intervento degli esperti che si apprestano a valutare l’idoneità dell’ambiente familiare e delle competenze genitoriali richiede basi scientifiche e oggettivamente condivisibili. Possiamo evidenziare quattro macro aree nelle quali la genitorialità è chiamata in causa ed analizzata, qualora si presentino elementi di pregiudizio e/o rischio per il minore:

maltrattamento fisico, trascuratezza, maltrattamento psicologico;

abuso sessuale;

rapporto tra psicopatologia e violenza subita durante l’infanzia;

patologia psichiatrica, devianza, tossicodipendenza e alcolismo di uno o entrambi i genitori;

più recentemente, fattori che influenzano gli esiti evolutivi nella violenza assistita familiare.

Nello specifico, la valutazione delle capacità genitoriali è prevista in quattro situazioni diverse:

La prima riguarda i casi in cui il minore risulta temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo (art. 2-5 legge n° 184/ 1983), per cui le capacità genitoriali appaiono al momento inadeguate ma recuperabili attraverso un intervento di riabilitazione effettuato dai servizi socio sanitari. In tal caso è prevista la collocazione del minore presso un’altra famiglia in grado di provvedere provvisoriamente al suo mantenimento, educazione ed istruzione.

La seconda riguarda il caso di minore che versa in stato di abbandono, e cioè risulta privo di assistenza morale e materiale da parte dei genitori e di tutta la famiglia allargata (art. 8-21 legge n° 184/1983). Vanno pertanto individuate, accertate e provate le ragioni per cui ciascun membro è incapace in maniera irreversibile di assicurare una crescita ed un’educazione adeguata, neppure minima, al minore, per cui tutti gli interventi di sostegno attivati dai servizi sociali risultano insufficienti.

Un'altra situazione si verifica quando uno o entrambi i genitori violano più o meno gravemente i doveri parentali o tengono una condotta comunque pregiudizievole per il minore (artt. 330- 333 c.c.) I criteri utilizzati per la valutazione delle condizioni di pregiudizio sono generalmente collegati: a) al maltrattamento fisico, alla trascuratezza, al maltrattamento psicologico; b) all’abuso sessuale; c) al rapporto tra psicopatologia e violenza subita durante l’infanzia;d) alla patologia psichiatrica, alla devianza, alla tossicodipendenza e all’alcolismo del/dei genitori;e) ai fattori che influenzano gli esiti evolutivi nella violenza assistita familiare. In tal caso oltre ad un intervento giudiziario vengono coinvolti i servizi e può essere previsto un affidamento familiare del minore.

Nei procedimenti separativi per determinare l’affidamento dei figli legittimi o naturali per stabilire se eventualmente ci sia incapacità o meno in uno od entrambi i genitori per cui sia necessario disporre l’affidamento dei figli diversamente da quanto previsto attualmente dalla legge, la quale prevede di regola un affidamento condiviso (legge n° 54/2006)

Il processo di valutazione della genitorialità consiste in un’attività diagnostica di tipo dinamico che prevede anche l’espressione di ipotesi prognostiche rispetto alla possibilità di recuperare le competenze genitoriali, partendo dal presupposto che il luogo deputato allo sviluppo del bambino è proprio la famiglia. Secondo l’approccio sistemico-relazionale, la valutazione delle capacità genitoriali richiede anche l’analisi del sistema familiare, poiché il comportamento della persona è letto come una risposta al contesto in cui vive. L’approccio evolutivo, invece, nel valutare le capacità genitoriali, prende in considerazione il ciclo di vita della famiglia, nei suoi diversi stadi e compiti evolutivi richiesti.

Tra i diversi strumenti utilizzati nella valutazioni delle capacità genitoriali il più comune è il Losanne Trilogue Play Clinico (LTPC) che permette di osservare le interazioni della famiglia durante lo svolgimento di un compito assegnato. Lo strumento si articola in quattro fasi:

1) un genitore gioca con il bambino e l’altro osserva,

2) i genitori si scambiano i ruoli,

3) giocano tutti insieme,

4) i genitori parlano tra di loro mentre il bambino continua a giocare.

Tale procedura permette di descrivere il funzionamento familiare in relazione al livello di coordinazione e cooperazione che i membri della famiglia ottengono nel raggiungere insieme uno scopo condiviso e di osservare il bambino durante un gioco a tre con i genitori; «il gioco triadico viene, quindi, considerato come una metafora delle diverse configurazioni relazionali messe in atto quotidianamente nella regolazione delle relazioni tra genitori e figli».

Nel caso più specifico delle Consulenze Tecniche d’Ufficio, Malagoli Togliatti et al. propongono una procedura per la valutazione delle capacità genitoriali che si articola in 7 fasi:

- Fase 1: colloquio congiunto con gli ex-coniugi;

- Fase 2: colloquio individuali con ciascun genitore;

- Fase 3: incontro con il minore;

- Fase 4: osservazione della famiglia mediante il LTPC;

- Fase 5: indagine relazionale ambientale;

- Fase 6: batteria di test psicodiagnostici (Test di Rorchach, Wartegg, TAT, Test grafici, Favole della Düss, MMPI2, WAIS, etc.)

- Fase 7: colloqui congiunti.

Sempre in ambito peritale, Camerini et al. hanno messo a punto un protocollo di valutazione specifico, articolato in 24 items che indagano le capacità genitoriali in relazione a 3 diverse aree di funzionamento:

1) Supporto sociale e capacità organizzativa;

2) Protezione;

3) Calore ed empatia.

Esistono altri strumenti a livello internazionale che sono:

- Il Darligton Family Assessment System (DFAS) (Wilkinson, 1993): basato su un’intervista strutturata accompagnata da una check list e che prende in considerazione diverse prospettive (del figlio, dei genitori, genitore/figlio, dell’intera famiglia)

- La Family Environment Scale / FES (Moos & Moos, 1976): costituito da 90 item, si articola su tre dimensioni, Relazioni, Crescita Personale, Perpetuazione del Sistema.

- Il Mc Master Family Assessment Device (Epstein & Bishop, 1981): valuta le dimensioni di funzionamento che influiscono maggiormente sulla famiglia.

- Il Parental Bonding Instrument (PBI) (Parker, Tulping, Brown, 1979): dai 16 anni in su, questo questionario riporta atteggiamenti e comportamenti riferibili ai genitori

- Il modello Circumplex (Olson, 1983): valuta attraverso un questionario l’Adattabilità, la Coesione e la Comunicazione Familiare.

Vista la complessità del processo di valutazione delle capacità genitoriali, l’utilizzo isolato di tali strumenti di certo non è sufficiente; è necessario, dunque, integrare e ampliare il processo valutativo attraverso il colloquio clinico: «Il colloquio condotto ai fini della valutazione dell’adeguatezza genitoriale può essere preordinato dettagliatamente dall'operatore o può assumere una modalità più libera e discorsiva», al fine di ricavare informazioni sugli aspetti più significativi dell’anamnesi familiare e di ricostruire un quadro globale del funzionamento genitoriale. Tale strumento consente di cogliere la dimensione interattiva tra i membri della famiglia, le caratteristiche emotive e simboliche della comunicazione, i ruoli, i significati e i valori condivisi. In particolare, le aree tematiche che meritano maggiore approfondimento e che guidano il colloquio possono essere così sintetizzate:

1) adattamento al ruolo di genitore;

2) la relazione con i figli;

3) influenze della famiglia;

4) l’interazione con il mondo esterno;

5) le potenzialità di cambiamento.

In tal senso, dunque, la valutazione delle capacità genitoriali riguarda una comprensione delle modalità ricorrenti di interazione familiare piuttosto che un giudizio sulle caratteristiche dei genitori; «in termini operativi si può affermare che la validità genitoriale dipende tanto dalla capacità di promuovere nel figlio nell'arco dell'infanzia quelle competenze necessarie al bambino/a per sviluppare una rappresentazione del genitore come capace di offrire sicurezza e protezione e una corrispondente immagine di sé come efficace e degno di amore, quanto dalla capacità di evitare che i figli stabiliscano nel tempo modalità di adattamento magari efficaci nel presente, ma che a lungo tempo estremamente dannose (si pensi al bambino/a che si adatta positivamente alle molestie sessuali ricevute dal genitore, ad esempio per paura di maltrattamenti fisici o di procurargli dispiacere rifiutandosi), perché tali modalità verranno ripetute in altri contesti diventando una risposta coerente ma altamente disadattiva alla relazione con adulti e coetanei» (Nicolini, 2009).

 

 

Bibliografia

 

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