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DIRITTO SPORTIVO
Regole per sciare in sicurezzaPDFStampaE-mail
DIRITTO SPORTIVO

A cura dell'Avv. Francesco Lambertucci

diritto sportivoPer quanto attiene alla pratica non agonistica di uno sport con particolare attenzione allo sci, il rischio maggiore che lo sciatore può trovarsi a fronteggiare è la condotta tenuta dagli altri sportivi nel momento in cui questi siano presenti in gran numero sulle piste, con la non remota probabilità di scontro, essendo inevitabile che la traiettoria di ognuno si incroci con quella di altri, innescando in tal modo vari capitomboli.

Circa la colpa sciistica, la giurisprudenza maggioritaria ci dice che nel caso di lesioni cagionate a seguito di una collisione tra sciatori, non possa farsi riferimento, se non in determinati casi, al concetto di colpa di cui all’art. 2054 del codice civile o all’art. 2050 del codice civile sulla responsabilità dell’esercizio di attività pericolose.

Deve piuttosto applicarsi il concetto di colpa, così come si rileva ex art. 2043, sempre del codice civile, e richiedere che la condotta posta in essere dallo sportivo sulla pista da sci sia improntata ai comuni criteri della prudenza e diligenza.

Cronologicamente parlando, le regole di condotta dello sciatore, furono proposte per la prima volta dalla Federazione Internazionale Sci (F.I.S.) nel congresso di Beyrout del 1967, successivamente aggiornate nel congresso di Famagosta del 1973 e finalmente definite nella loro attuale stesura, durante il congresso di Porto Rose del 2002.

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Calcio scommesse : la responsabilità oggettiva della società sportivaPDFStampaE-mail
DIRITTO SPORTIVO

A cura dell'Avv. Francesco Lambertucci

diritto sportivoIl Procuratore Federale della F.I.G.C., Palazzi, in questi giorni ha formulato le richieste di condanna nei confronti dei singoli tesserati e delle società sportive, a vario titolo coinvolti nel recente scandalo del calcio scommesse.

Ora senza entrare nel dettaglio delle pene richieste per i soggetti in questione, e dei vari gradi di giudizio che ne seguiranno, e personalissima opinione dell’odierno scrivente, del futuro “teatrino”, in questa occasione ci soffermeremo su di un aspetto spesso citato e mai chiarito agli amici sportivi, o perlomeno, a coloro che non “masticano” di diritto sportivo: la responsabilità oggettiva in capo alla società sportiva.

L’aspetto più problematico è forse quello di quantificare la sanzione o la pena , come dir si voglia, da “appioppare” alle varie società sportive. In questo articolo si tenterà di far luce e provare di capire quali norme sono state applicate ed il perché.

In primis è necessario rappresentare il fatto che vi sono diverse tipologie di responsabilità presenti nel codice di giustizia sportiva, difatti si può parlare di responsabilità diretta, oggettiva e presunta.

Nel caso di responsabilità diretta ed oggettiva, è fondamentale iniziare ad entrare nell’ottica che per ogni illecito disciplinare posto in essere da ogni singolo tesserato ( il calciatore!) ne risponde, cioè ne fa le spese, tanto per essere chiari, sempre anche la società sportiva. L’unica differenza risiede nel fatto di chi compie l’illecito disciplinare.

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Il rapporto di lavoro sportivoPDFStampaE-mail
DIRITTO SPORTIVO

A cura dell'Avv. Francesco Lambertucci

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La legge 91/81 regolamenta il rapporto di lavoro sportivo ma anche le varie norme del codice civile e della cd. legislazione giuslavoristica hanno una loro parte importante. E’ opportuno che ad ogni fattispecie di rapporto di lavoro sportivo venga applicata la norma ad hoc. Come in ogni rapporto di lavoro subordinato le caratteristiche precipue del lavoro sportivo sono da parte dell’atleta la collaborazione e la subordinazione mentre da parte della società sportiva vi è l’obbligo di corrispondere la retribuzione, il potere direttivo, di controllo e disciplinare.

Nel rapporto di lavoro sportivo il vincolo che lega l’atleta alla società sportiva è particolarmente intenso, difatti la continuità con la quale il lavoratore mette a disposizione del suo datore di lavoro e le sue energie e capacità sono fattori fondamentali che si vanno ad inserire all’interno dell’organizzazione del sodalizio sportivo.

Per quanto attiene la subordinazione della prestazione lavorativa, non solo sportiva, i caratteri essenziali di essa sono gli obblighi di diligenza di obbedienza e di fedeltà, aspetti presi in considerazione e regolamentati dagli articoli 2104 e 2105 del codice civile.

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Il contratto di sponsorizzazione in ambito sportivoPDFStampaE-mail
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A cura dell'Avv. Francesco Lambertucci

DirittoMolto spesso si sente nominare il contratto di sponsorizzazione, ma dietro al semplice abbinamento tra la notorietà commerciale di un soggetto, di solito una grande azienda, e quella di un altro soggetto che svolge attività sportiva, il più delle volte una società sportiva, c’è molto di più.

In primis viene posto in essere uno scambio di notorietà, colui che si obbliga dietro corrispettivo ad associare alla propria persona o attività sportiva il marchio o il nome di un altro soggetto, detto sponsor, è denominato sponsee.

Sicuramente il contratto di sponsorizzazione rientra nella ampia categoria dei contratti pubblicitari, pur mantenendo la sua peculiarità di contratto atipico e non codificato. La sponsorizzazione è una forma abbastanza complessa di pubblicità, il fine ultimo di questo contratto atipico è la promozione e l’ausilio all’attività sportiva di altro soggetto, allo scopo di ricavarne un ritorno in termini di pubblicità ed immagine del proprio marchio.

L’obbligazione principale e fondamentale dello sponsor è quella di versare un contributo in denaro allo sponsee. Tuttavia come ho già detto, ci sono diverse variabili che possono essere prese in considerazione, quindi oltre al contributo economico fisso, tale contributo potrà subire delle variazioni in base alle vittorie sportive, le c.d. clausole di valorizzazione.

In determinate circostanze vengono concordate prestazioni in natura, in questo caso possiamo distinguere la figura dei fornitori ufficiali, c.d. official suppliers, i quali forniscono allo sponsee prodotti e servizi inerenti alla attività sportiva e meri sponsors, i quali procurano allo sponsee prodotti che esulano da quelli commercializzati dallo sponsor principale.

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Lo “status” di atleta professionista o dilettantePDFStampaE-mail
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A cura dell'Avv. Francesco Lambertucci

Diritto sportivoCon un flashback siamo nel 1981, anno in cui il nostro Legislatore prendeva la decisione di emanare la legge n. 91 sul “professionismo sportivo”. Con tale normativa si intendeva classificare e suddividere, normativamente parlando, gli sportivi in due ben distinte categorie, ovvero, professionisti e dilettanti.

All’art. 2 della legge 91/81 sono definiti professionisti “ gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l’osservanza delle direttive stabilite dal CONI, per la distinzione dell’attività dilettantistica da quella professionistica”.

Di base la legge ora citata, individua l’atleta a livello professionistico, come colui che esercita l’attività sportiva a titolo oneroso, e comunque poi dà il compito alle varie federazioni sportive, ognuna per la propria competenza, seguendo i dettami del CONI, di qualificare gli atleti professionisti o dilettanti.

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